sabato 21 dicembre 2013

LETTERA A BABBO NATALE



Caro Babbo Natale, quando ero un piccolo bambino ti scrivevo la mia letterina e cercavo di essere il più ordinato possibile per essere sicuro che tu comprendessi le mie richieste.

Erano i desideri di un bambino che sognava di avere un plastico con tanti trenini in miniatura, di trovare sotto l'albero un libro di avventure o lo scatola con i mattoncini Lego.

Aspettavo il momento in cui mio padre, fingendo di essere sorpreso, trovava la lettera sotto il piatto ed io la leggevo e tutti mi battevano le mani e rimediavo qualche soldino.

Ne è passato di tempo da quelle lettere di bambino, eppure le lettere le ho continuate a scrivere, anche se poi non le ho messe più sotto un piatto e le ho tenute con me.

Tante cose che ti ho chiesto nel corso di questi anni si sono realizzate e tante sono rimaste scritte lì, su quelle lettere.

Di questo tu non hai grandi colpe perché sono state spesso le mie scelte o ancor meglio le mie non scelte a impedire che quelle richieste diventassero delle realtà.

Tra poco tu tornerai di nuovo nelle case di tanti bambini che ti stanno aspettando e io, che bambino non lo sono più, continuo a scriverti la mia lettera.

E cosa ti potrei scrivere?

Ti scriverei che i primi bambini che dovresti visitare sono i tanti bambini che nel mondo soffrono e spesso ci dimentichiamo di loro, salvo ricordarcene quando una raccolta di soldi si trasforma in un grande spettacolo da circo mediatico.

Ti vorrei chiedere di mandare a casa tutti questi politici che continuano dai loro piedistalli a ignorare il vero dramma che stanno vivendo tante persone in questo nostro paese, in cui ci eravamo illusi di essere dei benestanti e avevamo visto nella ricchezza un obiettivo da raggiungere, spesso mettendo in secondo piano valori e sentimenti ben più importanti.

Caro Babbo Natale porta la serenità nelle famiglie, ferma chi ha perso ogni residua forma di coraggio e si lascia andare, ridai la speranza a chi l'ha persa.

Solo per un giorno fai scomparire tutti quegli aggeggi che nell'inganno della tecnologia ci hanno spersonalizzato e per un giorno dai modo a tutti di tornarsi a guardare negli occhi, a parlarsi, a confrontarsi.

Trasforma tutte le trasmissioni televisive, impedisci a loro di darci ogni giorno cattive notizie e almeno per questo periodo fai si che ci arrivino messaggi di dolcezza e di tenerezza, quei messaggi che stiamo tutti apprezzando in quel piccolo grande uomo che si chiama Francesco ed è entrato nel cuore di ognuno di noi, credente o meno che sia.

Caro Babbo Natale, non c'è più chi trovava la lettera sotto il piatto e non c'è più neanche chi, pur con tutte le difficoltà, ha fatto sempre sì che quel piatto si riempisse e non fosse mai vuoto.

Mi mancano le loro presenze. In questo periodo ancor più sento che non ci sono e allora concludo la mia lettera chiedendoti di darmi sempre quell'entusiasmo che non mi è mai mancato e mi ha sempre dato la voglia di andare avanti, di non arrendermi.

Porta la mia lettera a tutti coloro che mi vogliono bene, a tutti quelli che mi stimano, ai tanti che mi hanno conosciuto e serbano di me un buon ricordo e portagli tutto il mio affetto.

Buon Natale da Santo


domenica 10 novembre 2013

LE NOTIZIE DEL TELEGIORNALE




Un sabato sera a casa.

Alle ore 20.00 accendo la televisione per guardarmi il telegiornale, visto che abitualmente non lo faccio, anche perché siamo così bombardati di notizie da non avvertire più l'esigenza di aspettare, come si faceva in passato, l'ora del telegiornale.

Mi sintonizzo su Canale 5 e le notizie di cui si è parlato sono state:

- la situazione economica in Italia con un quadro che non può che mettere apprensione, un dramma sociale che aumenta di giorno in giorno, spesso celato dietro la dignità di chi non ha il coraggio di ammettere di essere diventato povero;

- il tifone violento che ha colpito le Filippine: immagini di morte, di dolore, di sofferenza;

- il satellite impazzito che dovrebbe abbattersi sulla Terra nella giornata di oggi, con la Protezione Civile che raccomanda di non uscire di casa domenica sera;

- il fenomeno delle baby squillo che non sembrerebbe circoscritto alle due ragazze dei Parioli ma è un fenomeno che sta avendo un forte incremento, con dietro delle organizzazioni criminali che sfruttano i minori

- l'intercettazione della conversazione tra madre e figlia con la madre che rimprovera la figlia non per non aver fatto i compiti ma perché non ha portato a casa i soldi;

- la morte di una giovane ragazza a Roma, precipitata dal balcone di casa, e non si è ancora capito se sia stato un suicidio o un omicidio, ma intanto non si ha alcun rispetto per il passato di questa ragazza, andando a mettere in evidenza delle sue problematiche che non credo dovrebbero essere messe in mostra;

- un ragazzo di 11 anni che manda un SMS alla madre, apre la cassaforte di casa, prende la pistola del padre e si spara;

- un uomo di 37 anni che uccide il proprietario di casa, sembrerebbe per motivi legati al pagamento dell'affitto. Intervistano i vicini dell'omicida e tutti lo dipingono come una bravissima persona, la quale ad un certo punto si trasforma in assassino.

- quattro sciacalli, dipendenti della Società che ha recuperato la Concordia, sono stati arrestati perché si erano introdotti nella nave e per "prendere un souvenir a ricordo";

- a Taranto viene assaltata la Caserma dei Carabinieri per protesta contro l'arresto di cinque persone e da lì un servizio su tutti i precedenti in cui le forze dell'ordine sono state oggetto di assalti.

Per non far mancare nulla a questo quadretto così allegro e foriero di prospettive positive, ecco arrivare il meteorologo il quale preannuncia l'arrivo di perturbazioni, piogge torrenziali, abbassamento di temperature.

Meno male che un pizzico di speranza è arrivato quando la conduttrice si è collegata con gli studi di Italia's Got Talent per presentare la serata finale dello show in cui delle persone di talento si sfidano per la vincita finale, un momento in cui pensare che ci possa essere ancora qualcosa di positivo.

Mi sono chiesto: ma cosa sta succedendo o cosa sia ormai già successo da non poter più tornare indietro, cosa ci sta riservando il futuro, siamo ancora in tempo per fermarci tutti a riflettere e ritrovare il centro di noi stessi oppure siamo ormai su una nave impazzita, in balia delle onde?

A volte anche io mi sento come se mi fossi smarrito, guardo indietro e rimpiango tante cose che rendevano la vita più bella, seppur in mezzo ad enormi difficoltà, probabilmente più forti di quelle di oggi, oppure se guardo avanti provo apprensione, incertezza, non riesco a capire fino in fondo quale sarà il proseguimento, dove andrò, dove potrò arrivare, cosa mi riserverà la vita.

Poi mi fermo e penso al momento, all'attimo che sto vivendo e mi chiedo se in questo momento ci sia qualcosa che mi sta creando problemi e mi accorgo che non c'è un problema nel momento, ci sono solo pensieri che mi allontanano dal momento che sto vivendo e allora mi immergo totalmente nel momento cercando così di allontanare la mente da tutti quei pensieri che diventano degli ostacoli nel cammino di tutti i giorni.


(Santo)


giovedì 26 settembre 2013

LETTERA AD UN PADRE DOPO TRENT'ANNI






Ieri sera concludevo la riflessione contenuta nell'articolo "La Vita è adesso", anticipando una lettera che è nata nel mio cuore, nei miei pensieri, nei miei ricordi, in questi ultimi giorni, a ridosso di una scadenza che è iniziata a maturare trent'anni indietro nel tempo.

Questi lunghi anni sono stati degli anni in cui quello che era un giovane che si stava affacciando al vero gioco della vita, è oggi un uomo maturo e dentro questi lunghi anni ci sono un bagaglio di ricordi, di esperienze, di visi, di persone incontrate nel mondo.

Ed allora ho provato ad immaginare cosa avrei potuto scrivere in una lettera da recapitare ad un Padre che se ne è andato troppo presto, e non ha potuto condividere quelle esperienze che io ho potuto fare in questi lunghi anni.

E così da questa riflessione è nata

mercoledì 25 settembre 2013

LA VITA E' ADESSO





Questa è una di quelle sere in cui il sentimento della nostalgia prevale su ogni altra cosa.

Domani rappresenta per me una di quelle date che entrano prepotentemente nella vita di ognuno di noi.

Sono quelle tappe che non le dimenticherai mai, sia nel bene che nel male, sono quei giorni che in mezzo a migliaia di giorni, a volte sempre così uguali tra loro, resteranno sempre nella mente e nulla riuscirà a cancellarli.

Il giorno di domani mi rimanda indietro a trent'anni fa, quando ero molto più giovane, a quando stavo muovendo i primi passi nella vita post scolastica, gli anni in cui avevo iniziato a percorrere quel ponte,
che come ci aveva detto il nostro professore di diritto, è un ponte che quando lo guardi da giovane sembra immenso, lunghissimo e man mano che questo ponte lo percorri e ti guardi dietro, ti rendi conto che forse non era così lungo, come sembrava all'inizio.

Trent'anni fa accadde, nella mia vita, un episodio di quelli traumatici, un episodio che è accaduto troppo presto e mi ha privato della gioia di crescere, con la figura di un Padre vicino, un Padre a cui donare le soddisfazioni che ogni figlio vuole dare a suo Padre

Allora, se guardavo avanti a me, il pensare ai trent'anni che dovevano passare perché arrivasse la scadenza a cui oggi siamo arrivati e che ci impone il rispetto di determinate procedure burocratiche, mi sembrava un'immensità.

Quell'immensità di ieri, oggi è vita vissuta, è una somma di esperienze che mi hanno condotto ad essere quello che sono, ad occupare lo spazio che occupo, a pensare se avrò ancora tanta immensità da riempire e come si potrà riempire questa immensità che mi rimane da riempire?

Sarebbe stato bello avere accanto a me quella persona che non ho potuto avere e parlare non più da figlio che parla con il padre, che sembrava così grande, per me, a quei tempi, ma parlare da uomo a uomo, perché oggi non sono più il giovane che stava iniziando il suo percorso di vita, ma sono un uomo cresciuto.


Sicuramente come era nel suo modo di essere, se ne sarebbe stato in silenzio ed io lo avrei travolto di parole, di racconti, gli avrei descritto i viaggi che ho fatto in questo lungo tempo.


Mentre sto riflettendo, arriva dalla radio una stupenda canzone di Baglioni e come tutte quelle cose che arrivano al momento giusto questa canzone è "La vita è adesso".

Esco dalla nostalgia, esco dai ricordi, esco dai rimpianti, completo quella lettera che ho tenuto nel cassetto, per finirla di scrivere, domani, a voler dare un senso a questi lunghi trent'anni.

(SANTO)

giovedì 12 settembre 2013

PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Scuola Fausto Cecconi - Renzo Pezzani di Roma
Guardando i capannelli di studenti davanti alle scuole, mi è venuto da pensare a come  avessi vissuto io il mio primo giorno di scuola.

Avrò pianto come continuano a fare molti bambini, oppure ho lasciato la mano di mia madre e sono andato tranquillo nella classe?

Sono passati tantissimi anni da quel giorno e la mia memoria non riesce a tirar fuori il ricordo di quel momento, forse a riprova che non fu così traumatico.

Non ho più chi mi potrebbe dare una risposta e non ricordo se avessi mai chiesto a mia madre questo particolare.

E' però vivo nella mia mente il ricordo della maestra d'asilo, la Cocco, e del maestro elementare, il Maestro Gardi.


Sono figure che hanno rappresentato dei punti di riferimento nella mia vita perché mi hanno guidato nella mia crescita.

A quei tempi esisteva il maestro unico e ti seguiva per tutti i cinque anni delle elementari.

Erano gli anni in cui, soprattutto erano le mamme ad accompagnare i figli e forse in questo non è che sia cambiato molto, ma di diverso c'è che allora ci accompagnavano a piedi e solo pochissimi fortunati arrivavano in automobile.

Quelli erano gli anni del boom demografico e non c'era l'immigrazione di oggi, pertanto le scuole erano degli edifici imponenti, che avevano classi composte da 25/30 bambini e non c'era la mescolanza tra maschietti e femminucce, si stava in classi differenti.

La mia scuola era la Fausto Cecconi, un solenne edificio in stile littorio, oggi usato anche in alcune fiction televisive, una per tutte "I Cesaroni".

Di quegli anni ricordo alcuni nomi dei miei compagni di classe, ricordo la foto di gruppo, gli insegnamenti del maestro, le storie che ci raccontava per trasmetterci i valori della famiglia, del lavoro e tutte quelle componenti sane per la crescita di un bambino.

Non mancavano le bacchettate sulla mano e quando è capitato a me, prontamente, interveniva mia madre a riprendere il maestro e a consigliarli di non usare le maniere forti, altrimenti si sarebbe rivolta al "Dirigente Scolastico"

Ricordo il momento della pagella e la soddisfazione di portarla a casa con i bei voti ed avere il piacere della ricompensa, a volte un semplice regalo ma per quei tempi quel semplice regalo era un dono immenso.

Poi la vita ti inghiotte e ti mette davanti a tante prove e sembra che ogni giorno diventi il primo giorno di scuola.

Auguri a tutti quelli che stanno vivendo il loro primo giorno di scuola

(Santo)


domenica 25 agosto 2013

IL SILENZIO DELLA CITTA'



Da domani le strade del mio quartiere torneranno ad esse quelle a cui siamo abituati.
Di nuovo tutti i negozi riapriranno, le macchine torneranno a riempire le strade, la gente ripopolerà le vie e le piazze.

Mi è sembrato di vivere in queste ultime due settimane in una dimensione surreale, è come se fossi rimasto uno dei pochi sopravvissuti ad un'epidemia che aveva improvvisamente colpito i luoghi che abitualmente frequento ogni giorno.

Sembrava che nessuno dovesse lasciare questa città ed invece nel giro di pochi giorni tutto si era fermato, tutto aveva preso ritmi completamente diversi.

Una domenica mi sono svegliato con l'idea di andare a fare colazione al bar e ho dovuto cercare a lungo prima che mi apparisse un'oasi nel deserto. Avevo quasi imbarazzo a varcare la porta e il sorriso del gestore mi ha rincuorato.

Sarà che si rimane in pochi, ma si ha quasi la sensazione che si respiri, tra le poche persone rimaste, un senso di solidarietà reciproca, una sorta di ringraziamento per il fatto di esserci entrambi, tu che stai offrendo un servizio ed io che ne usufruisco.

Dopo il bar la ricerca di un'edicola e anche qui impresa titanica. Nonostante la presenza di tanti giornalai, trovarne uno era veramente difficile e ci sono arrivato, quasi come giocando alla caccia al tesoro, facendomi aiutare da chi aveva un quotidiano tra le mani e poteva, pertanto, fornirmi notizie utili per la mia ricerca.

Il silenzio è stato il filo conduttore di queste giornate. Un silenzio che mi ha avvolto dalla mattina alla sera. Niente più voci dalle case vicine, niente più abbaiare di cani, niente più rumore di macchine in corsa. Tutto fermo.

Ogni tanto mi riportavano alla realtà le voci provenienti dalla televisione di una casa con le finestre aperte, il camion della nettezza urbana, qualche motociclista che si sentiva più gasato con la sua moto.

Girare per il mio quartiere è stato come passeggiare per le vie di una città che sembrava non essere più la mia città.

I visi che incontravo non erano visi di italiani ma visi di persone provenienti da ogni luogo del mondo che hanno trovato spazio nelle nostre case, in cerca di una fortuna più o meno realistica.

I dialoghi che ascoltavo erano in una lingua diversa, i negozi che rimanevano aperti erano solo negozi che a volte ti chiedi cosa ci stiano a fare e cosa venderanno mai.

Eppure in questo silenzio e in questo sradicamento dalle normali scene di vita quotidiana ho provato il piacere della calma, della tranquillità.

Non ho sentito disagio ma anzi lo sforzo di cercare il bar. l'edicola, il negozio aperto, mi hanno fatto scoprire posti e persone nuove, portandomi fuori dai normali percorsi di ogni giorno.

Il totale silenzio mi ha permesso di poter ancor di più raggiungere quello stato di rilassatezza, di tranquillità interiore, che è il miglior terreno per poter pensare meglio a se stessi, per poter ricordare, per poter generare un'idea nuova, perdendo la cognizione del tempo, non avendo la necessità di correre.

Le giornate di vacanza stanno terminando e da domani tutti, più o meno, torneremo alle nostre normali abitudini...

sabato 27 luglio 2013

AMICI INSEPARABILI



Era da giorni che sentivo il desiderio di tornare a scrivere su questo blog, dedicato agli aspetti più personali ed intimi della mia vita.

Lo spunto per farlo mi è arrivato oggi dalla lettura di un articolo di Marco Lodoli, nella cronaca di Roma del quotidiano la Repubblica : "Il collasso della cultura e la ricerca del superfluo".

In questo articolo si fa riferimento alle imminenti chiusure di librerie storiche della città come la Feltrinelli di via del Babuino e di Tombolini in via IV Novembre, oltre a quelle già chiuse o a rischio, comprese quelle del circuito Arion.


Si è cercato di capire il perché di questo fenomeno, se da imputare alla crisi economica, al caro affitti, alla concorrenza degli e-book. Sicuramente questi sono stati dei fattori che hanno influito, ma la verità sta tutte nelle parole dello stesso articolo: "la verità è che le nostre librerie soccombono sotto i colpi dell'indifferenza, sotto le mazzate tremende di una sottocultura che anno dopo anno ha incenerito i neuroni e le curiosità più profonde...Ogni libreria che chiude è la triste conferma di un collasso culturale, addirittura spirituale...Nel frattempo aprono i centri estetici,le botteghe dei tatuaggi,e quelle dove si rifanno le unghie,le sale dove si scommette anche la pensione.Diventiamo più magri, più abbronzati, più cool, più stupidi.Presto ci mancheranno anche le parole per raccontare chi siamo e cosa vogliamo. Forse, arrivati contro il muro in fondo al vicolo cieco, qualcuno inciderà con un chiodo una poesia d'amore, e qualcun'altro la leggerà  e tornerà indietro"

Ho letto l'articolo e ho alzato gli occhi verso la mia libreria, mi sono avvicinato e ho riguardato uno per uno tutti i testi che sono lì, chi da tanto chi da poco, a formare un gruppo di amici che mi accompagna e non mi ha mai abbandonato.

Ci sono quegli amici che mostrano la loro età, pagine che hanno perso la loro originale brillantezza, eppure le copertine sono ancora come se si fosse fermato il tempo al periodo delle prime letture e mi riportano indietro agli anni in cui io chiedevo per regalo di avere un libro, oppure mi facevo accompagnare da mia madre in libreria e avevo piacere di pagarlo con i primi risparmi , le monetine che mi avevano regalato: quelle pagine di viaggi fantastici erano il preludio a quello che poi sarebbe stato la mia ragione di vita ed infatti gran parte della mia esistenza si è svolta e continua a svolgersi nel mondo dei viaggi.

Guardo tutti i libri ed essi rappresentano un viaggio, una testimonianza dei diversi periodi di una vita. Le letture dei classici che si facevano ai tempi scolastici, in contemporanea con i primi approcci al mondo del teatro, quando con un carissimo amico di scuola andavamo a vedere le rappresentazioni nei principali teatri: Goldoni, Pirandello, Molière, Ibsen, Shakespeare e tanti altri.

I libri che riportano a mente periodi bui della storia italiana: saggi sul terrorismo, sulle stragi incompiute, sui misteri italiani, scritti dalle grandi firme dell'epoca che oggi rimpiangiamo: Bocca, Biagi, Zavoli, Montanelli, tanto per citarne alcuni.

E poi tutti i romanzi che mi hanno fatto vivere delle storie di romanticismo, di amore, di passione, letture che spesso hanno accompagnato il mio girovagare nel mondo e il solo rivederli mi fanno ricordare i luoghi dove li ho avuti con me; viaggiando in treno, durante un lungo viaggio aereo, in una sala d'aspetto, nella noia di un tram che mi portava al lavoro.

Non manca il filone dei romanzi erotici che non erano i romanzi da cassetta di cui spesso sono piene le attuali librerie ma erano testi di alta letteratura o scritti da autori come Henry Miller, Anais Nin, o della letteratura orientale.

Tanti i libri dedicati alla crescita personale, alla spiritualità, al positivismo, nel momento in cui ero alla ricerca di capire cosa potessi fare per migliorarmi, per marciare verso il successo personale.

Quanti di questi libri sono stati comprati in quelle librerie che oggi rischiano di chiudere e di privarci del piacere di stare ore dentro questi luoghi, di passeggiare, di sentire quasi l'odore del libro, di immaginare la storia leggendo il titolo o guardando la copertina, ed in questo devo dire che ho avuto abbastanza fiuto nelle mie scelte.


Si dice che tutto è il segno dei tempi ma se veramente i tempi sono questi che stiamo vivendo, provo nostalgia per il passato.

Ho viaggiato tantissimo con i mezzi pubblici e, nel passato, si vedevano molte persone con un libro, nascevano anche delle amicizie confrontandosi sulla lettura di questi libri, era facile che mentre si leggeva, la persona, seduta vicino, ti dicesse "lo sto leggendo anche io" o ti chiedesse delle informazioni.

Oggi mi sembro quasi una rarità e poi è, ormai, difficilissimo riuscire a concentrare l'attenzione sulla lettura, quando tutto intorno è un trillare di telefonini, con una varietà pazzesca di suonerie e di conversazioni ad alta voce.

Probabilmente la lettura è finita e siamo nell'era che è più facile ascoltare gli altri, e dall'ascolto immaginare il romanzo di quella persona che sta parlando al telefono.