domenica 24 maggio 2015

ANDARE SEMPRE DI CORSA

cure naturali.it
E' ormai assodata la relazione tra corpo e mente, a conferma del detto "mens sana in corpore sano".

Pur essendo consapevoli di questo rapporto e delle conseguenze che può avere su di noi gli effetti di uno squilibrio tra queste nostre due parti, spesso tendiamo a spingerci oltre quanto dovremmo, o veniamo sommersi dalle incombenze e dalle molteplici attività, finché arriva un momento in cui la mente, il corpo, pur avendoci inviato dei segnali premonitori, reagiscono alla nostra mancanza di consapevolezza.

Ed ecco allora insorgere piccoli incidenti di percorso che se non presi in tempo possono diventare ancora più pericolosi e incisivi.

Ci si alza una mattina. gira vorticosamente la testa, duole lo stomaco, la pressione è impazzita e si provano sensazioni che non essendo state mai provate, ci mettono in uno stato di allerta.

Si fa fronte all'emergenza e si cerca di ristabilire la situazione ottimale e di trarne un insegnamento nel capire che forse non è così indispensabile andare sempre di corsa e di voler per forza portare a termine tutto quello che c'è da fare.

La vita è un bene prezioso e si deve averne cura perché altrimenti si pagano conseguenze ben più gravi.

messaggero.it
Vivere in città frenetiche, caotiche e spesso mal organizzate come può essere una città come Roma, straordinaria per la sua "Grande Bellezza", ma purtroppo una città difficile da vivere nel quotidiano, non rende di certo facile il rispetto di un sano stile di vita: traffico, rumori, attese alle fermate del bus, metropolitana insufficiente e che spesso è guasta, un nervosismo di fondo che si percepisce tra la gente che si incontra, mancanza di comunicazione, perché quasi tutti persi nei nostri cellulari ultima generazione.

E poi questa tecnologia che avrebbe dovuto migliorare le nostre vite a me dà la sensazione che non sempre il bilancio sia così positivo: siamo sommersi da mole di posta elettronica e non riusciamo neanche più a filtrare quelle mail che sono importanti; siamo connessi continuamente sui social network che ci succhiano tempo da poter utilizzare per situazioni sicuramente più interessanti e gratificanti.

Dobbiamo studiare strategie per evitare le telefonate di chi ci assilla in qualsiasi ora del giorno, e in particolare in quelle che dovrebbero essere per noi le ore di svago e relax, per proporci sempre le solite cose che promettono grandi risparmi, miglioramenti e spesso ci fanno ritrovare in situazioni in cui per uscirne ci giochiamo altro tempo ed energie.

Il lavoro può essere un lavoro bellissimo come nel caso mio ma spesso ti sottopone ad un impegno, ad una resistenza, che in particolari giornate o periodi, mette a dura prova la capacità di restare calmi e tranquilli.

Se in tutto questo ci si mette pure l'impossibilità o la difficoltà nel pianificare le giornate e riuscire a darsi delle priorità, tutto va a complicarsi perché poi anche il piccolo inconveniente rischia di trasformarsi in un problema difficile da gestire.

Cerchi di distrarti leggendo un libro, ascoltando musica, scrivendo qualcosa ma finché la mente è carica, finché il corpo è squilibrato, si ha difficoltà a trovare piacere anche in queste cose che in altri momenti,  in altri periodi sono stati la migliore valvola di sfogo e di compensazione.

E la domanda è li che chiede una risposta.

"Ha un senso tutto questo?

« Tutto è ormai una corsa. Si vive senza più fare attenzione alla vita. Si dorme e non si fa caso a quel che si sogna. Si guarda solo la sveglia. Siamo interessati solo al tempo che passa, a farlo passare, rimandando al poi quel che si vorrebbe davvero. Sul "poi", non sull’"ora", si concentra l’attenzione. Nelle città in particolare la vita passa senza un solo momento di riflessione, senza un solo momento di quiete che bilanci la continua corsa al fare. Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, di inorridirsi, di commuoversi, di innamorarsi, di stare con se stessi. Le scuse per non fermarsi a chiederci se questo correre ci fa più felici sono migliaia e, se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle. » ─ ‪#‎TizianoTerzani‬, Un altro giro di giostra (2004)

domenica 10 maggio 2015

BINARIO 24





Binario 24 Stazione Termini


Tanti, tanti anni, sono passati da quelle mattine in cui tornando verso casa, avremmo potuto prendere l'autobus dalla Stazione Termini, quell'autobus che allora si chiamava C1 e non era dell'Atac ma della Stefer, ed invece io ti chiedevo di andare a prendere il "tranvetto",


così lo chiamavamo noi e tutti noi lo ricordiamo in questo modo, che altro non era che un particolare  tipo di tram, con tre vetture, che collegava le Ferrovie Laziali con Piazza dei Mirti, dove adesso c'è la moderna stazione della nuova Metro C.

E, Tu,  anche se già avevi dato parecchio alla giornata ed avevi ancora tanti compiti da assolvere, mi concedevi questo "piccolo lusso" e, anziché percorrere quei 500 metri esternamente, lo facevamo all'interno della Stazione, camminando sul binario 24.

Mi davi questa vinta, perché sapevi quanto mi  piacesse, entrare nell'atmosfera della Stazione Ferroviaria, guardare i treni in partenza e in arrivo, sentire la "voce misteriosa" che avvisava i passeggeri.
Forse era anche un modo per compensare il mio desiderio di avere un plastico con tutti i treni in miniatura, perché non c'erano disponibilità economiche e spazi sufficienti per potermi soddisfare in questo.

Casualmente mi sono ritrovato, in uno di questi ultimi giorni, a ripercorrere quel binario.
Erano le sei del pomeriggio, c'era una calma surreale, i binari erano vuoti, non c'erano le moderne Frecce a segnalare il passaggio del tempo e così è stato come fare un salto indietro di tanti anni.

Mi sono rivisto lì. con la mano nella tua mano, ho ripensato alle domeniche pomeriggio, quando da questo binario, io, piccolino, partivo con te e con Papà, per la gita a Frascati o al Lago di Castelgandolfo e, allora,  mi sembrava di andare chissà dove, tanta era la gioia di poter prendere il treno, di poter guardare il panorama.
Ho ripensato alle partenze estive quando si prendeva il treno per andare a trovare i nostri parenti in Sicilia, quelle partenze che venivano pianificate nei minimi dettagli per rendere il più confortevole possibile quel lungo viaggio in treno di notte.
E da questo binario ho preso, pure, tante volte il treno che mi ha portato all'Aeroporto, da dove, in aereo, ho poi raggiunto gran parte di quelle mete che sognavo da bambino, quando ho potuto  realizzare il desiderio di fare il lavoro per il quale avevo studiato e per il quale tu e Papà avevate fatto grandi sacrifici per permettermi questo.

Oggi è la Festa della Mamma, sarebbe bello poter ripercorrere insieme quel binario e oggi sarei io a doverti tenere per mano, ma, purtroppo, la vita ha le sue scadenze e la tua di scadenza c'è stata.

Di questo puoi star però sicura: ogni volta che percorrerò quel binario 24, sentirò sempre la tua mano.

Grazie.


Da Santo ad una Mamma Speciale come sono speciali tutte le Mamme del Mondo

domenica 19 aprile 2015

LE NOSTRE PAURE



Prendo spunto dalla copertina e dalla lettura dell'ultimo libro di Roberto Re "Cambiare senza paura", per una riflessione personale, e che penso possa essere di comune interesse.

Premesso che ho avuto modo di conoscere personalmente l'autore del libro e di partecipare ad alcuni incontri e seminari, tenuti dalla HRD, questo libro arriva dopo dieci anni da un altro libro che lessi, sempre di Roberto Re,
"Leader di te stesso", un libro che capitò tra le mie mani (a riprova che spesso le cose della vita, anche quelle più apparentemente banali, capitano per un qualcosa che sfugge a noi, ma che esiste)in uno dei momenti più drammatici e delicati che ogni uomo possa vivere nella sua vita, perché non esiste dolore più forte e sconvolgimento personale della morte della propria madre, quella persona straordinaria che ci ha messo al mondo, ci ha accudito, ci ha accompagnato e ci continua ad accompagnare sempre.
Sono drammi personali che ognuno vive, rapportandoli anche alla situazione in cui si trova a vivere quello specifico momento della vita, però è uno di quei passaggi che ti segnano, passaggi dai quali si può uscire distrutti, o prenderli come punto da cui ripartire.
Per me che avevo vissuto gran parte della mia vita con lei, fu un momento in cui la vita mi chiese conto di tutte le scelte fatte e soprattutto delle scelte non fatte fino a quel momento, e dal ragionamento sulle scelte nacque quel desiderio di rafforzare le mie positività e andare a lavorare su tutte le debolezze che quel passaggio mi stava rivoltando contro.

Il libro fu un valido aiuto per lavorare su me stesso e dalla lettura e dallo studio di quel manuale, ne derivò poi l'interesse, il desiderio, di partecipare ai corsi e agli eventi organizzati e spesso presenziati da Roberto Re,  con lo scopo di raggiungere degli obiettivi che potessero farmi migliorare ed evolvere sia spiritualmente che materialmente.
Un lavoro duro che ha comportato un forte impegno, soprattutto dal punto di vista emozionale, andando a lavorare su quella che viene chiamata "zona di comfort" la zona delle nostre abitudini, dei nostri limiti, quella zona dove spesso preferiamo rimanerci dentro perché pur se ci dà dolore ci fa, comunque, sentire sicuri nella nostra zona, privandoci di poter conquistare cose che potrebbero migliorarci e farci vivere una vita più piena, più appagante.

Nel corso di questo viaggio personale non nego di avere avuto momenti di grande sconforto eppure ho mantenuto sempre davanti a me l'immagine di un faro che mi guidasse e illuminasse il percorso che andavo facendo.

Passano gli anni, si realizzano dei desideri, si superano prove che mai avresti pensato di poter superare, si vincono e si perdono battaglie, ma spesso la vita pone delle sfide che vanno oltre la capacità di saper gestire gli accadimenti, quando questi accadimenti sfuggono al proprio controllo e nel tentativo di gestirli si prova un senso di frustrazione, un sentimento rischioso perché rimette in gioco tutto quello che avevi fatto.
E allora ci si ritrova di nuovo a stilare una sorta di bilancio, cosa ho fatto, cosa non ho fatto, perché è andata così, cosa avrei potuto fare di diverso.....tutte domande che restano depositate dentro di noi in attesa di una risposta, risposta che a volte arriva e a volte preferiamo non darla, continuando a vivere nell'attesa di un qualcosa che forse arriverà.

Tutto questo discorso che attinenza ha con il titolo del libro e perché oggi questo libro mi sta facendo di nuovo riflettere?

La risposta è contenuta in quella parola che già pronunciarla ti mette un groppo in gola, quella paura che in più occasioni, nel corso della propria vita, ci ha bloccato, ci ha fatto rimandare una decisione, ci ha illuso che le cose si potessero sistemare da soli.
La paura è spesso subdola perché non deve essere per forza quella grande paura che si prova quando veniamo toccati nel profondo, la paura della morte, della malattia, della vecchiaia, paure grandi e difficili da gestire. 
La paura è spesso quella paura senza senso, senza una reale giustificazione, eppure quel tipo di paura è a volte la più pericolosa, perché le paure grandi le affronti, in quanto ritieni importante la vita, le paure più subdole le lasci lì, depositate dentro di te, per poi andare avanti, guardarti indietro e scoprire che quasi sicuramente per quel tipo di paure, subdole ma insidiose e perfide, hai perso delle grandi occasioni, ti sei tarpato le ali, e oggi paghi lo scotto e cerchi di rimettere ordine nella vita che, nel frattempo, è andata avanti: il tempo non lo puoi fermare, lui continuerà il suo percorso, indipendentemente dalle tue decisioni.


lunedì 9 marzo 2015

COME IN UN DIARIO



C'era una volta il caro diario...

Potrebbe iniziare così il racconto di un bambino che da piccolo divorava i libri per sognare viaggi lontani, un bambino che crescendo ha continuato a leggere con la stessa curiosità di quando leggeva le storie di uomini che erano partiti per il giro del mondo in ottanta giorni, o per viaggi dalla Terra alla Luna.

Terre lontane e piene di mistero, viaggi da ventimila leghe sotto i mari, isole del tesoro....e quel bambino si chiedeva se anche lui un giorno avrebbe potuto esplorare quelle terre e scriverne.

Nella vita i sogni spesso si avverano e man mano che la vita dipana la sua matassa, ci si rende conto che tutto comincia ad avere un senso.

Due grandi passioni mi hanno sempre accompagnato da quando, bambino, leggevo quei libri e sognavo terre lontane: viaggiare, scoprire il mondo, e raccontarlo agli altri. Scrivere per il piacere di scrivere.

Due passioni che sono vissute in parallelo e mi hanno portato, oggi, a realizzare due blog (oggi si chiamano così ma sono pur sempre dei diari) e a cosa potevo dedicare i miei blog?

Uno parla di me e del mio lavoro, quel lavoro che è una parte importante della mia vita, un lavoro che parte da lontano, da quelle letture di quando, bambino, mi chiudevo nella mia stanzetta, per cercare un angolo di tranquillità per leggere  e con la fantasia immaginare terre lontane.  Non potevo non chiamarlo


per rispetto ad una professione che oggi molti pensano essere superata ed invece è ancora una professione che può dare ancora tanto.

L'altro blog che avevo, a suo tempo, aperto è questo su cui mi state leggendo.

All'inizio, ebbro dei corsi di formazione a cui avevo partecipato per migliorare la mia crescita personale, lo chiamai "Migliora te stesso", spiegando nel
primo articolo, il motivo di questa decisione.

Le passioni che ognuno di noi ha dentro di sé non riescono a starsene in un cantuccio, reclamano la loro parte e così un blog nato per dare consigli di formazione, volendomi quasi mettere alla stregua di chi fa il formatore di professione, e ce ne sono tanti che lo fanno alla grande, è andato sempre più raccogliendo riflessioni personali, ricordi, emozioni, racconti ispirati dalle cose di ogni giorno, come si fa quando si scrive un diario.

Ieri sera ero a casa e ho pensato come potessi cambiare il titolo del blog, cosa mettere al posto di "Migliora te stesso". Mi venivano in mente tante cose, poi ho ripensato alle centinaia di fogli che ho riempito in tutti questi anni, fogli su cui ho appuntato tante cose della mia vita, fogli che oggi li ho lasciati andar via, forse per non lasciare tracce e conservare dentro di me i segreti più intimi, quei segreti che ognuno di noi conserva dentro di sé, per pudore, per imbarazzo, per  esserne gelosi; segreti che a volte ti fanno sentire bene e a volte ti fanno male. E così, semplicemente, senza tante pretese, senza tanti giri di parole, ho deciso di dargli questo nuovo nome                                                                               

"Come in un diario"  


e come nei diari che si scrivevano una volta, prima di chiamarli blog, continuerò a raccontare di me, delle mie emozioni, dei miei pensieri, consapevole che ci sono delle persone che già mi seguono e alcune di esse mi ringraziano per quello che scrivo, e questo è il più bell'apprezzamento che si può avere.

Se vi va ci sono finora 66 brani di questo diario, e magari tra questi ce ne sarà qualcuno che vi farà emozionare, pensare, ricordare....

(Santo David)


lunedì 29 dicembre 2014

L'ANNO IN BREVE






In questi giorni sta dilagando sulle pagine di Facebook "l'anno in breve", uno degli strumenti messi a nostra disposizione per poter far sapere ai nostri amici quali sono stati i momenti più importanti dell'anno che si sta chiudendo.

E' confortante vedere che, almeno in questa occasione, sembri che l'anno sia andato bene alla maggior parte delle persone e siano state accantonate per un istante tutte le preoccupazioni, le ansie, le lamentele di cui spesso abbondano le pagine stesse di Facebook.

Anche io ho pensato a quali potevano essere le immagini da condividere per ricordare il mio anno in breve.

Sarà perché sono estremamente positivo di natura, mi ritrovo a dover svolgere un compito non facile, perché penso che un anno non lo si possa condensare solo in alcune immagini e se proprio lo dovessi fare, quale potrebbe essere il criterio da seguire?

Privilegiare tutto quello che riguarda la mia famiglia con il sostegno e l'affetto che ricevo costantemente? La tenerezza e la dolcezza dei nipotini e dell'unica nipotina, che poi sono, in realtà pronipoti, a testimoniare l'età e il tempo che passa?

La sfera professionale quest'anno ha visto emergere delle novità che, probabilmente, erano nell'aria e quindi tali novità hanno portato delle trasformazioni in agenzia, ma, se alla fine mi guardo alle spalle sono soddisfatto con me stesso per quello che sono riuscito a fare, pur tra le mille difficoltà.

In questo caso i ringraziamenti vanno soprattutto a chi ha creduto nella possibilità di andare avanti, fermo restando il mio rispetto anche per chi ha deciso d'intraprendere altre strade.

Un particolare apprezzamento a tutte le ragazze e i ragazzi che si sono succeduti in agenzia per periodi più o meno lunghi di stage, dandomi un prezioso supporto nella gestione delle attività di ogni giorno, consapevole anche di aver dato io stesso un valido contributo alla loro formazione professionale.

Non posso non ringraziare i clienti abituali e quelli nuovi che mi hanno concesso la loro fiducia, dandomi quella carica necessaria per poter svolgere al meglio il proprio lavoro.

Un anno si porta appresso anche le immagini degli amici e delle amiche, di quel nucleo storico che rimane lì ed è ormai un punto di riferimento da tanto tempo, quel nucleo di amici e di amiche con cui puoi anche non vederti spesso, ma sai che ci sono, e questo è il fondamento delle vere amicizie.

Poi ci sono gli amici e le amiche di Facebook, quel mondo virtuale in cui spesso ti trovi a condividere momenti della vita con persone di cui sai solo il nome e non le hai mai viste di persona, però anche loro fanno parte dell'anno in breve.

Il 2014 è stato anche l'anno in cui il mio blog "l'agente di viaggi" ha ottenuto sempre più consensi di pubblico, è stato condiviso su gruppi di settore, su testate turistiche e questo non può che rendermi orgoglioso, avendo anche ottenuto lo scopo di dare dell'entusiasmo a colleghi e colleghe, spesso frustrate dalla scarsa considerazione che parte del pubblico ha verso una figura professionale quale è quella dell'agente di viaggi, una figura che io difendo a spada tratta, proprio dalle pagine del blog che scrivo, trasmettendo tutta la passione che mettiamo nel nostro quotidiano lavoro.





Mi sono avventurato anche in piccoli esercizi di scrittura, pubblicando alcuni testi su 20lines, ricevendo anche in questo caso degli apprezzamenti e chissà che un giorno, finalmente, non si avveri il sogno nel cassetto, quello di scrivere un bel libro.




Viaggi nel corso del 2014 sono stati pochi ma mi accontento, avendo dato priorità ad altre situazioni che richiedevano maggior attenzione da parte mia, e poi non è necessario andare molto lontano quando si vive in una città straordinaria come Roma, ed infatti quest'anno me la sono goduta di più, dedicando ad essa delle belle passeggiate e tanti scatti fotografici, condivisi anche questi sulle pagine di Facebook, foto molto apprezzate.

Un anno che si chiude si porta, inevitabilmente, anche una serie di sogni che non si sono realizzati o vengono rimandati, ma proprio perché sono dei sogni, in questo caso fanno parte della sfera più intima e personale di ognuno di noi e, quindi, li serbo nel mio cuore, nei miei pensieri e se nel 2015 si realizzeranno, ve lo comunicherò strada facendo....

Per il momento ringrazio tutti quelli che ho nominato sopra, mi scuso per quelli che ho dimenticato, e spero che il 2015 possa far realizzare, ad ognuno di noi, tutti, o almeno una parte dei desideri che ci portiamo dentro.

(Santo) 29 dicembre 2014








domenica 19 ottobre 2014

CREDERE IN SE' STESSI.







Scrivendo delle personali riflessioni su un blog che diventa alla fine una sorta di diario di bordo del viaggio chiamato vita, capita di affezionarsi di più ad alcuni degli articoli che si scrivono.

Oggi, tornando, dopo un lungo periodo di assenza, su questo blog che volli chiamare "Migliora te stesso" quasi a volermi dare una missione nel percorso di crescita, un percorso che si rinnova ogni giorno, confrontandosi con le esperienze che la vita ci riserva, ho riletto "la fatica di portare un peso" che ritengo essere uno degli articoli più belli e profondi che sono all'interno di questo blog.

Lo scrissi nel febbraio 2014, in uno di quei periodi della vita in cui le forze esterne sembrano vincere su ogni possibile forma di resistenza.

Un periodo, in cui, soprattutto professionalmente, stavo vivendo un momento di estrema difficoltà e frustrazione, dovuto alla situazione che si era venuta a creare nell'ambito lavorativo, situazione che stava mettendo a dura prova tutto l'entusiasmo, la passione con il quale ho sempre gestito gli alti e bassi della mia professione di agente di viaggi che più di una professione è diventata ormai una ragione di vita, per gli anni che ho dedicato ad essa.

Sono quei periodi in cui molte delle domande che ci poniamo restano lì senza una risposta valida e ti mettono in uno stato di continua ansia e di assillante preoccupazione, facendoti perdere il giusto orientamento.

Molti maestri spirituali affermano che quando la sofferenza arriva non la si deve contrastare ma la si deve vivere perché poi dalla sofferenza si esce più forti di prima.

Per arrivare a queste forme di accettazione ci vuole sicuramente una grande forza e questa forza è una spinta che il più delle volte arriva da dentro di noi, se si ha il coraggio di entrare in quel mondo oscuro ma nello stesso tempo magico che è il nostro mondo interiore.

Un mondo che quando lo vai ad esplorare, aiutandoti con la meditazione, con il rilassamento, con le tecniche di visualizzazione, ti rivela parti di te che sono lì nascoste in qualche angolo e non sempre è un piacere incontrarle.

Eppure da quel mondo interiore si possono invece trovare quelle spinte che ti aiutano a ritrovare la strada che pensavi di aver perduto ed è come entrare di nuovo in un ascensore che ti riporterà verso l'alto ed in ogni piano in cui l'ascensore si fermerà entreranno le persone che sono state sempre lì e sono quelle persone che ci saranno sempre, entreranno le persone che incontrerai lungo la tua strada e si ricorderanno di te perché gli hai dato tanto e ti dicono grazie di averti conosciuto, entreranno i tuoi ricordi, le tue esperienze, i momenti belli che hai vissuto, i luoghi che hai visitato, le tante mani che hai stretto, le persone che hai abbracciato.

Certo l'ascensore non potrà andare oltre ma tra lo stare in un umido scantinato ed arrivare in una terrazza bella e assolata, da cui poter vedere lo spettacolo dell'alba, sinonimo di quel miracolo che si rinnova ogni giorno, io preferisco stare sulla terrazza.



mercoledì 13 agosto 2014

C'ERANO UNA VOLTA LE VACANZE







Era così bello aspettare ogni giorno il postino sperando che finalmente ti portasse quella lettera che stavi aspettando con trepidazione per sapere cosa avesse da raccontarti la persona per la quale ti batteva il cuore.

Era così bello quando l'estate contavi le cartoline che ti avevano inviato gli amici e le amiche e ti divertivi a leggere le dediche che scrivevano.

C'era il tizio che riempiva ogni spazio disponibile e al contrario quello che il massimo che ti poteva scrivere era saluti.

Però ogni cartolina aveva un suo valore perché sapevi che comunque una persona aveva rubato un minuto della sua vacanza per pensare a te.

La sera aspettavi che il telefono squillasse e ogni trillo ti faceva palpitare.

Correvi sperando di sentire la voce che stavi aspettando di sentire e ti innervosivi se passava il tempo e quella voce non arrivava ma, poi, bastava un attimo e quella voce ti faceva dimenticare di tutto.

In treno ci si conosceva, ci si guardava negli occhi, nascevano amicizie, chi offriva i biscotti e chi le caramelle, chi aveva con sé il thermos e ti offriva un caffè caldo.

A volte le amicizie si prolungavano oltre il viaggio e si trasformavano in meravigliose storie d'amore.
archivio internet

Nei luoghi di vacanza si parlava con il vicino d'ombrellone, nascevano sfide calcistiche sulla spiaggia, si aprivano comizi spontanei ma si stava tutti insieme.

Al rientro delle vacanze non vedevi l'ora di raccontarle e ti sbrigavi ad andare dal fotografo perché ti sviluppasse i rullini o le diapositive e nascevano serate in cui ci si riuniva per vederle tutti insieme, a volte anche fino allo sfinimento.

Erano meglio queste di vacanze o sono più belle quelle di oggi in cui in questi giorni i social network sono invasi di foto da ogni parte del mondo e tutto è così immediato, tutto è così istantaneo, non c'è più la sorpresa, non c'è più l'attesa, e forse pur sembrando di essere in costante contatto con il mondo alla fine siamo sempre più disconnessi con il mondo, e, persi in questo rincorrere l'attimo da condividere, perdiamo di vista le bellezze del mondo.

(Santo)