giovedì 15 marzo 2012

UN PADRE, UN FIGLIO, L'ADDIO


Sin da bambino, sono stato un divoratore di libri, passione che mi ha sempre accompagnato nel corso della vita, contribuendo a sviluppare, in parallelo, l'amore per la scrittura, da cui è derivato anche il desiderio di tenere un blog, una sorta di diario personale che non resta in un cassetto, ma viene da me condiviso. con chi abbia desiderio di leggermi.

Nella scelta di un libro mi sono quasi sempre affidato all'istinto, alla curiosità, che è una delle caratteristiche predominanti della mia personalità.

Mi piace entrare in una libreria, percorrerla nelle varie sezioni, osservare l'esposizione dei libri sugli scaffali, finché una o più copertine attraggono la mia curiosità.

Prendo quei due/tre libri che ho scelto, me li guardo, leggo la quarta di copertina e inizio già ad immedesimarmi nella storia, cercando, anche, di capire se la stessa storia possa avere dei punti in comune con la mia esperienza di vita.

Sabato scorso ero entrato in una di queste librerie per cercare un testo di crescita personale, uno degli interessi che sto seguendo da alcuni anni, e, mentre, ero lì a cercare quel testo, gli occhi si sono poggiati su questo libro "Neanche con un morso all'orecchio", scritto da Flavio Insinna, sicuramente a tutti noto per le sue qualità di attore, di showman, di conduttore televisivo, ma meno noto come scrittore. 

La copertina con la sedia vuota ed un semaforo,il titolo enigmatico e la foto di Flavio pensieroso, mi avevano fatto ritenere, in un primo momento, che fosse  uno di quei libri che spesso vengono scritti da questi personaggi televisivi, ed altro non sono che delle storie di poco spessore.

Vado in quarta di copertina e leggo "come se fossi in un negozio mi sono detto: chiuso per lutto. Lo spettacolo si può anche fermare. A volte pure il giullare non c'ha voglia"

Ho cominciato, quindi, a pensare che questo libro potesse avere uno spessore più profondo.

"la morte del padre è l'evento che cambia il corso di un'esistenza. Quello che fa diventare grandi, fa decifrare il senso di una vita intera......rivolgendosi al padre in un corpo a corpo serrato.....esplora il mondo in ombra dei sentimenti e del dolore, dei conflitti e dell'amore....Un originale memoir sulla lunga adolescenza di un eterno Peter Pan (che a 45 anni vive ancora in casa con mamma e papà) costretto a diventare di botto responsabile, con il conflitto tra il desiderio di entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel che costi..."

Questa una sintesi della presentazione del libro.

Una storia che appena ho iniziato a leggerla mi ha messo i brividi addosso perché le prime pagine, in cui Flavio descrive la mattina in cui il padre si è sentito male, hanno chiamato l'ambulanza e sono corsi al Pronto Soccorso, ha riflettuto totalmente la medesima scena che ho vissuto anche io una mattina di quasi 6 anni fa, solo che al posto di un padre c'era una madre,e come Flavio, io che ho perduto mio padre quando avevo appena 21 anni e lui 58, ho vissuto con mia madre fino ai miei 45 anni.

Ed anche per me di botto sono dovuto diventare responsabile di tutto e decidere se nella mia vita volevo andare definitivamente giù o iniziare un percorso di rinascita, un percorso che ho poi fatto e di cui sono estremamente fiero.

Sto ancora leggendo questo libro e ci sono tanti episodi che vorrei condividere con voi, ma vi invito a comprarvelo, a rinunciare ad una pizza e spendere 16 euro per un testo che vi può, per qualche sera, distrarvi dalle cazzate che spesso ci propina la televisione.

Uno dei capitoli che mi hanno più commosso e nello stesso tempo mi hanno fatto riflettere è quello chiamato "Un Amore" in cui Flavio osserva la madre al capezzale del padre, ormai intubato, ormai in quello stato tra gli ultimi sussulti di vita e la morte che sta arrivando, e paragona la madre ad "una tigre che veglia il suo leone", ricordando il grande Amore che questa donna ha avuto per il suo uomo.





Mi ha commosso perché mi ha fatto ripensare alla stessa forma di Amore che mia madre ha avuto per il suo uomo, un amore immenso che ha superato tutte le difficoltà, le ristrettezze economiche, le incazzature.

Una donna che pur avendo perso il marito giovane ha continuato a rispettarlo e sicuramente l'ultimo pensiero che avrà avuto è stato per lui, sapendo che andava a ricongiungersi con il suo uomo.

Questa è la forma d'amore che, soprattutto le persone della mia generazione, hanno visto nei propri genitori, una forma d'amore che, comunque,  ha dato tanto anche a noi figli e se oggi noi siamo arrivati all'età di mezzo e non abbiamo avuto bisogno di drogarci, di farci del male o ancor peggio di far del male, se ancora oggi siamo capaci e desiderosi di innamorarci, lo dobbiamo a queste persone che sono stati i nostri genitori.

E come dice Flavio vadano a quel paese tutti coloro che dicono "erano altri tempi" perché anche io come lui rimpiango quei tempi in cui ogni parola aveva il suo giusto significato, e non oggi, in cui non ci si sta capendo più niente.

Santo



mercoledì 29 febbraio 2012

RICERCARE LA FELICITA'



"Il più bel regalo che possiate fare agli altri è la vostra felicità" (Esther e Jerry Hicks)

Ma prima di tutto cosa è la felicità?

E soprattutto si può essere felici?

Io ritengo che non possa esistere una risposta assoluta a queste domande, perché ognuno di noi può avere un concetto diverso di felicità.

Quello che mi terrorizza è quando mi rendo conto che in giro ci sono tante persone che queste domande non se le pongono, e anche quando se le ponessero restano immersi nelle loro paludi di tristezza, di apatia, di squallore, anche quando tu gli offri  il tuo aiuto, e loro hanno paura di essere felici.

La felicità dovrebbe essere lo scopo prioritario della vita, di questa unica vita eppure tante persone si rendono conto di questo quando ormai sono quasi al capolinea.

Questo non vuol significare che si deve andare dietro a dei falsi richiami che ti fanno credere che tutto sia facile, che basta seguire un corso di tre giorni e la tua vita si rivoluzionerà, non è sufficiente ubriacarsi di facile  positivismo.

La felicità è un bene prezioso e come tutte le cose preziose va preservata, custodita, protetta.

E' un viaggio dentro sé stessi, alla ricerca della propria interiorità, della profondità del proprio essere.

E' chiedersi "chi sono e perché sono qui?", darsi uno scopo, un  significato al fatto che comunque ci sei in questa vita e non potrai mai sapere quanto tempo ancora hai a disposizione.

E' l'apprezzare ogni attimo che vivi, è sentire il respiro, il battito del cuore.

E' l'emozione che si prova davanti ad un tramonto, il rossore che ti sale al viso quando incontri l'amore, il sorriso di un bambino che ti fa sentire meno triste, una canzone che ascolti e ti ricorda un momento di gioia condivisa.

E' la sensazione che nonostante le difficoltà, le avversità, le delusioni che si incontreranno e se ne incontreranno tante nel corso della vita, si ha la forza, il coraggio di ricominciare, di ripartire per un nuovo viaggio.

E' quando il destino, il caso, ti fanno incontrare quella persona che stava aspettando te, e tu ti renderai conto che stavi aspettando lei, ed era solo questione di incontrarsi, ed allora la vostra vita si colorerà, nulla sarà come prima e neanche tu sarai come eri prima.

E' quando socchiudo gli occhi e penso alle tante persone che ho incontrato e mi hanno arricchito e il più delle volte le persone che mi hanno insegnato di più non sono state le persone di successo.

Le persone che mi hanno fatto capire quanto dobbiamo essere grati alla vita, sono quelle che ho visto in alcuni luoghi del mondo dove tutto il nostro malessere, il nostro stress è nulla se relazionato al loro disagio di vivere, eppure, in quello che per noi è disagio, quelle persone non perdono la loro dignità.

E' lo scrivere queste parole, pensando che anche se solo una persona le leggesse e si ricordasse di te perché ne ha ricavato un vantaggio , hai fatto un grande gesto d'amore.






sabato 18 febbraio 2012

DOVE CI STA PORTANDO LA TECNOLOGIA?















Questa mattina nella buca esterna della posta, quella che si usa per raccogliere, tutti i vari volantini pubblicitari che, altrimenti, intaserebbero le nostre personali cassette, ho preso un folder di una delle più importanti catene di distribuzione di prodotti tecnologici.

Non ne faccio il nome, tanto alla fine uno vale l'altro.

Ho cominciato a sfogliarlo, attratto dai messaggi in esso contenuti.

Era tutto un invito a spendere denaro per prodotti di alta qualità tecnologica, il tutto corredato da descrizioni che richiedono un corso di aggiornamento solo per avere un minimo di comprensione di quei termini così astrusi al consumatore medio.

Ma forse il gioco sta anche in questo: più si usano parole inconcepibili e più siamo attratti da tutti questi ritrovati dell'ultimo minuto.

Io non so cosa ne pensate voi ma a me francamente tutta questa rincorsa al prodotto più sofisticato, più completo di applicazioni, sempre più tecnologico, mi mette inquietudine.

Non è l'inquietudine di una persona che si trova in difficoltà perché, essendo cresciuto in un'epoca in cui non esisteva questa frenesia all'acquisto, oggi ha il senso di inadeguatezza, ma bensì è il pensare che tutta questa offerta stia facendoci perdere il contatto con la realtà, con il vicino, con il prossimo.

Più vado avanti e più mi sto accorgendo che pur avendo tutti questi straordinari mezzi a disposizione (e si arriva addirittura a reclamizzare il processore mobile  "Nvidia Tigra 3 come più veloce della luce, alla faccia di Einstein), la gente è sempre di più isolata.

Una volta prendevi l'autobus, il treno, l'aereo e parlavi con le persone, si creavano amicizie, ci si dava l'appuntamento per andare insieme al lavoro. 
In treno nascevano anche delle storie, durante un viaggio ci si raccontavano dei segreti.

Oggi siamo tutti isolati, auricolare all'orecchio per ascoltare la musica e non essere disturbati.

Continuiamo le nostre conversazioni al telefono, leggiamo e rispondiamo agli sms o alle mail, mandiamo le foto su facebook e non ci accorgiamo di chi sta vicino a noi, e magari quel vicino o quella vicina poteva essere la persona che stavamo cercando e il destino ce l'aveva fatta incontrare, ma noi non ci siamo.

Una volta aspettavi con trepidazione l'uscita del film al cinema ed era bello ritrovarsi con gente sconosciuta in una sala ed emozionarsi, ridere, piangere insieme ad altre persone.

Oggi ti dicono di comprare uno di questi televisori che non si possono più definire televisori ma sono dei veri e propri schermi cinematografici e ora te li vendono anche in 3D e mi terrorizza pensare ad una famiglia che si mette davanti allo schermo con gli occhialetti 3D, compreso il nonno novantenne.

Una volta era bello andare in una libreria, girare tra gli scaffali, parlare con il libraio, toccare il libro, sentirne la consistenza, guardare la copertina, leggere la prefazione e cominciare ad entrare nella storia.

Portarsi il libro appresso per leggerlo appena possibile.

Oggi vedo persone con lo sguardo fisso ad uno schermo e scorrono le pagine ma non c'è più il gusto di girarla la pagina, di sottolineare le frasi più significative.

Avevi bisogno di trovare una strada;  entravi in un bar, ti fermavi all'edicola, chiedevi ad un passante e usavi "tutto città" con gli incastri stile battaglia navale, Via Po la trovi alla tavola 54 D3.

Oggi sei da solo e ti fermi per strada  a cercare di capire cosa stai vedendo su google map, ma alza la testa che forse già sei arrivato e non te ne sei accorto.

Ipad, Iphone, SmartPhone, BlackBerry, ma non è che ci stiamo rincoglionendo dietro a tutto questo, che poi non fa che arricchire ulteriormente le multinazionali?

Mi spaventa vedere ragazzi e ragazze che vengono nel nostro ufficio a fare tirocinio per la professione di agente di viaggi e cercano le città sul loro telefonino e vanno in crisi quando non le trovano ma nessuno gli ha detto che esistono gli atlanti geografici, il mappamondo?

La cosa che più mi ha terrorizzato, leggendo il volantino, è stato il prodotto della foto di questo articolo: lo Smart Baby Monitor e sai cosa fa questo ritrovato?

"ti permette di fare dei primissimi piani su ogni dettaglio della camera del bambino. Visione notturna e sensore per conoscere la temperatura e l'umidità della stanza. La spia del led vi permette di creare l'atmosfera del colore preferito. Potrete sorvegliare il vostro bambino direttamente sull'Iphone e sull'Ipad e di interagire con lui in qualsiasi momento. Potrete vedere e ascoltare il bambino, sia se siete a casa vostra che dall'altra parte del mondo. con l'altoparlante potrete eseguire delle ninne nanne personalizzate. Permette di visualizzare e registrare i pianti, i pasti, i movimenti del bambino"

Reputo tutto questo folle: un bambino piccolo ha bisogno che la sua mamma lo prenda in braccio, che lo coccoli, che lo strapazzi di baci, che lo riempia di affetto e di amore e se necessario gli dia pure uno scappellotto.

Una vera mamma se è una vera mamma non deve avere bisogno di queste cazzate, il bambino ha bisogno di ascoltarla mentre gli canta la ninna nanna, una madre capisce a pelle qualsiasi cosa del suo bambino, la mamma sa intuire se la luce è quella giusta per il suo bambino.






Dove ci sta portando tutta questa tecnologia?


mercoledì 8 febbraio 2012

UNA DONNA PER AMICO



1978: Lucio Battisti pubblica un album dal titolo "una donna per amico".

Sono passati quasi 25 anni eppure ancora oggi sento quella canzone e mi fa riflettere.

Nel 1978 di anni ne avevo 27 e probabilmente già a quell'epoca conoscevo tante "donne per amico."

Oggi che ho superato la soglia dei 50 posso affermare che può esistere l'amicizia tra una donna e un uomo

Nel mio caso non ne esiste una sola di amica ma ne ho tante di donne per amico.

Se nel passato mi chiedevo se questo fosse normale , oggi sento di essere grato alla vita per avermi concesso questo grande privilegio.

Le amiche mi hanno dato tanto: l'allegria dei momenti spensierati trascorsi insieme, l'affetto, la stima, le parole di incoraggiamento.

Le amiche si sono confidate, si sono appoggiate a me, mi hanno rivelato segreti che forse non avrebbero neanche confidato alla migliore amica e questo mi ha permesso di conoscere più a fondo il mondo femminile, di entrare in empatia con l'universo donna.

Avere la capacità, la profondità di saper ascoltare, di saper perdonare, di saper accettare che le cose possono andare  anche come non vorresti che andassero, sono tutte qualità che ho condiviso con voi e mi hanno fatto crescere.

Festeggiare un compleanno importante come è stato per me il mio cinquantesimo compleanno e spegnere quelle candeline con le amiche storiche e con le amiche che, seppur non storiche, sono entrate nel mio cuore, così come io sono entrato nel loro di cuore, è stata la testimonianza più profonda che se si ha la grande maturità di riuscire a capire che una donna al di là di un bel corpo, di una spinta prettamente sessuale, è un universo straordinario di sensazioni, di emozioni, di fantasia, ma anche di grande forza e coraggio, vieni ripagato da un abbraccio, da un affetto che ti fa sentire di essere un Grande Uomo.

Ringrazio tutte le amiche e non c'è bisogno di nominarle una per una perché loro lo sanno già di essere le mie grandi amiche e quindi è superfluo dirne il nome.

E già che ci siete andate a riascoltare "ho scelto te una donna per amico, ma il mio mestiere è vivere la vita...."


giovedì 2 febbraio 2012

LA PERSONA GIUSTA



"La persona giusta"

Esiste la persona giusta? e cosa si intende per persona giusta?

Interrogativi che ognuno di noi si è posto e molto probabilmente, ancora, si sta ponendo questa domanda.

Come nel precedente articolo sull'amore, dissi di ritenere che ognuno abbia la sua idea di questo sentimento, al di là delle immagini convenzionali, così penso che non possa esserci la persona giusta in assoluto.

Ognuno di noi ha il suo ideale di uomo, il suo ideale di donna.

E spesso la vita ci fa rincorrere questo ideale, alla ricerca della perfezione, portandoci, non di rado, ad uno stadio di frustrazione quando ci si rende conto che questo ideale si allontana sempre più.

Ci sono momenti in cui ci si sente così soli, così giù di morale, periodi in cui sembra che tutto stia andando contro e allora è facile in quei momenti aggrapparsi ad uno scoglio, pensando di trovarvi la salvezza per poi scoprire che, passato il primo momento della reciproca euforia, era tutto un inganno e soprattutto un inganno fatto a sé stessi.

Si cerca la persona giusta, nel mondo virtuale. Ci si nasconde dietro uno schermo, dietro un telefono, si creano le migliori aspettative, ci si prepara per il grande incontro e il più delle volte quella che sembrava la persona giusta si rivela "uno dei tanti" o anche "una delle tante".

A volte parlando con le amiche, con gli amici e parlando anche con me stesso, ho il dubbio che ci sia una forte insoddisfazione nei rapporti umani, è come se fossero saltati tutti quei valori sui quali avevamo basato la nostra educazione: il rispetto della famiglia, l'amore condiviso, l'affetto, la solidarietà.

Si può vivere in una grande città eppure essere soli. E' sempre più complicato confrontarsi, stare insieme, condividere esperienze, una strisciante diffidenza mina i rapporti tra le persone e si perde la genuinità, la spontaneità.

Ho visto donne "veline" e uomini "tronisti" sciogliersi come neve al sole, nel momento in cui si sono tolti le maschere con le quali si presentano agli occhi degli altri.

Ma allora la ricerca della persona giusta è destinata al fallimento?

E non è che a forza di cercare nell'altro o nell'altra la "persona giusta" abbiamo perso di vista che la prima "persona giusta" da amare, da rispettare, da tenere in considerazione, siamo proprio noi stessi? 
Soltanto quando riusciremo a compiere quel percorso straordinario che ci porta ad amare noi stessi, senza che questo possa significare essere egoisti perché l'egoismo è da immaturi, allora andremo incontro alla "persona giusta" che la vita ci darà modo di incontrare con la giusta serenità d'animo, con la giusta forza, con la sicurezza e saremo più preparati per poterci offrire all'altra persona.

Avendo parlato della "persona giusta" non posso non segnalarvi una persona e il blog da lei scritto: Ilaria Cardanwww.lapersonagiusta.com.
Per me è stata una di quelle occasionali conoscenze, fatte navigando su internet, uno di quegli incontri che arrivano al momento giusto, quando per la famosa "legge di attrazione", ti arriva quello che stai cercando.
Vi consiglio di andare su questo sito, scaricarvi anche delle guide gratis le quali vi saranno di molto aiuto, di iscrivervi alla newsletter e leggere attentamente i suoi articoli.
Vi posso garantire che impiegherete qualche minuto della vostra vita, ma saranno sicuramente dei minuti spesi bene.




domenica 22 gennaio 2012

CHE COSA E' L'AMORE







Una mia amica di facebook ha pubblicato nella sua bacheca un post in cui si chiedeva cosa sia l'amore.

E' stato un appello che mi ha incuriosito. Questa domanda è partita da una persona matura, la quale si chiede cosa possa essere l'amore.

Cosa può significare quest'appello? che si può essere grandi e cercare ancora di capire cosa sia, e se esiste un vero amore?

Per me che sono uno che è sempre alla ricerca di capire, di comprendere e di dare una risposta ai grandi quesiti che la vita ci pone quotidianamente, mi sono chiesto anche io cosa sia l'amore.

Ma può esistere una definizione dell'amore?

Nel momento in cui un sentimento così vitale, così necessario, così sublime, lo andiamo a definire, lo andiamo ad etichettare con una spiegazione, può rischiare di perdere la sua essenza, il suo vero significato?

L'amore non può essere circoscritto, non può essere confezionato, l'amore proprio perché è amore, ha bisogno di libertà, ha bisogno di espandersi, si nutre del significato che ognuno è padrone di dargli e si può manifestare in diversi modi.

Non è detto che quello che per me può essere amare deve essere necessariamente uguale al tuo modo di intendere l'amore, altrimenti non sarebbe più amore.

Amore è andare incontro all'altro proprio perché sento che tu sei differente da me eppure ti amo così tanto da riuscire a superare le difficoltà che ci dividono e a venire da te.

Un' idea troppo romantica e fascinosa del sentimento amore?

Chissà? ma non è che alla fine a forza di andare dietro alle "storie di copertina", alle "storie da Grande Fratello", al "gossip" che ci fa sognare di essere tutti la Canalis ed il George Clooney di turno, i nuovi "protagonisti" delle favole che da piccoli ci raccontavano di una principessa in attesa del suo principe azzurro su un cavallo bianco, abbiamo perso il contatto con le cose più semplici?

Le cose semplici che come nella migliore cucina sono quelle che fanno la differenza tra una pietanza e l'altra: il piacere di scoprirsi in mezzo alla folla rumorosa, due occhi che si incontrano per la prima volta e quello sguardo che ti rimarrà impresso per sempre, il desiderio di rivederti, l'emozione della prima telefonata, le prime parole dette e non dette, il desiderio che cresce, la voglia di abbracciarti, di stringerti, di averti, il sapore magico del primo bacio.

Ma l'amore non può fermarsi qui, l'amore è come una pianta ed ha bisogno di essere innaffiata ogni giorno, è come un bambino che va accompagnato nella sua crescita, va seguito, va accudito.

L'amore è due mondi differenti che diventano un unico mondo, io non sapevo nulla di te, tu non sapevi nulla di me, oggi siamo un unico mondo, tu hai dato a me quello che mi mancava, io ho dato a te quello che ti mancava.

Può esistere un amore così o questo amore è solo l'amore che leggiamo nei romanzi, che ci incanta in un film, che ci delizia con la canzone del cuore?

E l'amore è solo quello classico tra uomo e donna?

Domande che si inseguono nella mia mente. Un dialogo con me stesso alla ricerca di cosa possa essere l'amore.

E se la chiave di tutto stesse poi nell'amare la prima persona che si deve amare? ma quale è la prima persona che si deve amare?

Verrebbe naturale dire la propria madre, il proprio padre, i propri fratelli, le sorelle, ma quelli si debbono o si dovrebbero amare per la loro stessa natura di madre, di padre, di fratello, di sorella.

Eppure spesso solo davanti al dolore, solo quando una madre o un padre soffre su di un letto, ci ricordiamo di amarli.

La prima persona che dobbiamo amare siamo noi stessi. Ma da piccoli ci hanno detto che amare sè stessi è una colpa, è da egoisti, è da superuomini e poi ci ritroviamo, uomini e donne mature, confusi, disorientati, in cerca di noi stessi e rischiamo di affidare le nostre vite a chi ci promette la felicità, una felicità che spesso ci viene offerta a pagamento.

Affidiamo il nostro bisogno di felicità all'uomo sbagliato, alla donna sbagliata, rimettiamo a questi personaggi la soluzione delle nostre vite, ci incantiamo, illudiamo noi stessi, pur sapendo già che stiamo sbagliando, li andiamo a cercare nei mondi virtuali, inseguendo falsi ideali e accumuliamo delusioni e continuiamo a chiederci "ma perché tutto a me?".

Poi alzi il velo che ti ha offuscato gli occhi e improvvisamente un sorriso, una parola detta al momento giusto  riportano dentro di te la gioia, la purezza e la semplicità della vita.

I tuoi occhi erano così offuscati e non ti eri accorto che quella persona era lì ad aspettarti....

A chi cerca l'amore auguro di incontrare prima di tutto il suo vero sé stesso e poi quella persona che, per ognuno di noi, ci sta aspettando da qualche parte.......

mercoledì 4 gennaio 2012

CENTRA L'OBIETTIVO




E' da poco iniziato un nuovo anno e generalmente questo è il periodo in cui si fanno i bilanci dell'anno passato e si buttano giù i buoni propositi per l'anno che abbiamo davanti.

In questi giorni, seguendo alcune newsletters, leggendo alcuni blog e ripensando anche a letture fatte, a seminari di formazione a cui ho partecipato, mi sto rendendo conto che è come se ci fossero due linee di condotta a proposito dell'argomento "raggiungi i tuoi obiettivi per il nuovo anno"

Alcuni formatori, alcuni coach spingono molto l'acceleratore nell'invitarci a fare la lista degli obiettivi nelle varie aree della vita,  ci forniscono strategie per raggiungerli, metodi a volte molto meticolosi, ci prospettano strategie di visualizzazione per farci immaginare già là, dove abbiamo fissato il nostro obiettivo.

Altri, più riflessivi e pacati, ci dicono di stare attenti a fissare troppi obiettivi perchè se poi questi non venissero raggiunti, potrebbero subentrare delle pericolose forme di frustrazione.

Dove starà la verità?

Come sempre credo che la verità possa stare sia da una parte che dall'altra ed è sempre questione di equilibrio.

Per quanto mi riguarda sono uno che non vive alla giornata e quindi mi fisso degli obiettivi, mi piace anche un pò sognare alla grande, mi fisso delle linee di condotta da seguire, controllo se quello che mi sta accadendo va verso la realizzazione dell'obiettivo e nel caso contrario adotto delle strategie di correzione.

Devo dire che questo mi dà una forte energia, mi dà motivazione, mi toglie spesso la stanchezza di dosso.

Però è pur vero che non sempre tutti i messaggi che ho ricevuto abbiano poi avuto una così totale aderenza nella realtà e sinceramente se non si è equilibrati e saggi dentro, il rischio di farsi prendere dallo sconforto, dalla delusione è reale.

Il segreto sta nel porsi dei traguardi, vivere anche pensando a come la si vorrebbe vivere al meglio la propria vita, darsi da fare per migliorarsi, soprattutto dal punto di vista spirituale e mentale, rimanendo però sempre ancorati al presente e godendo anche di quei piccoli momenti, di quei semplici piaceri che danno, comunque, un senso e una bellezza speciale alla vita di tutti i giorni.